Nel seicento e nel settecento il litorale riminese era completamente abbandonato per le rovinose piene del Marecchia e dell’Ausa e solo il porto di Rimini svolgeva una sua funzione per le attività di pesca.
Si hanno però notizie che fin dal 1746 Jano Planco, scienziato e letterato riminese, scrisse di un ”bagno a mare” preso di sera assieme al marchese Buonadrota a Rimini dove da alcuni anni i due si erano fatti costruire un osservatorio sulla spiaggia per studiare fenomeni marini. E’ a partire da quegli anni che ha inizio l’abitudine di venire nel nostro territorio per fare “i bagni d’acqua di mare” a seguito di una sperimentazione sulla loro efficacia per la salute.
Gli anni seguenti portano figure nobili come Luigi Bonaparte, fratello di Napoleone, cardinali dello Stato Pontificio ed in seguito alcuni Governatori del Regno di Sardegna a  recarsi a Rimini per i bagni e quindi vengono installati ”casotti” sulla spiaggia per rendere il tutto più gradevole. In questo periodo viene emesso anche un particolare bando con il quale si regolamentavano i bagni a mare: uomini da una parte e donne dall’altra.
Solo nel 1843 viene inaugurato a Rimini il primo stabilimento balneare dell’Adriatico che consiste in 6 camerini su palafitta sul mare collegati a terra da una passerella.
La spiaggia inizia a formarsi dove fino ad allora sorgevano orti, fondi palustri, dune sterili ed abbandonate. Dal 1861, con l’avvento del tratto ferroviario Milano-Rimini-Ancona,  iniziano le costruzioni dei primi villini come residenze estive di aristocratici e borghesi ed anche delle prime strutture alberghiere e colonie marine. E’ un continuo progredire da Cattolica a Bellaria con vicende più o meno fauste, non dimentichiamoci le due guerre mondiali, che comunque non interrompono lo sviluppo turistico.
Anche Viserba, che inizialmente come altre cittadine aveva solo un turismo privato di aristocratici e borghesi, effettua  il medesimo percorso fino ad arrivare nel 1950 alla costruzione davanti alla propria spiaggia delle prime barriere frangiflutti riparando così la parte sabbiosa e permettendo in tal modo la disponibilità di spazi più ampi per il flusso sempre più intenso dei turisti dando inizio a quello che fu definito ”turismo di massa”.
La storia del Bagno Pietro n° 37 ha inizio nella prima metà del secolo scorso quando si ha notizia delle prime attribuzioni delle aree per definire la logistica degli attuali stabilimenti balneari.
Il primo della famiglia Betti ad iniziare l’attività è Pietro, che ha dato anche il nome allo stabilimento, con la madre Esterina e poi con la moglie Maria che l’ ha portata avanti anche dopo la scomparsa del marito fino al 1979 quando  viene rilevata da uno dei figli, Roberto, che attualmente la gestisce.
Nell’avvicendarsi delle stagioni balneari si è passati da pochi ombrelloni e tende (famose perché trattenute da una pietra e che venivano orientate dal bagnino a seconda della direzione del sole per ottenere il massimo dell’ombra) unitamente ad un immenso e faticoso lavoro di trasporto ed accatastamento delle attrezzature in fase di apertura e di chiusura della giornata balneare ad una più strutturale utilizzazione della spiaggia con attrezzature stanziali, gazebo, tavoli, zone gioco sia per bambini che per adulti portando, oltre al “prendere sole”, attività di movimento e musicali che risultano molto gradite agli ospiti attuali.

Il Bagno Pietro ha sempre avuto nel suo modo di porsi verso la propria clientela la prerogativa della cordialità, del sorriso e dello star bene insieme.
Negli anni ha sempre cercato di dare il meglio dei servizi tenendo ben presente la necessità sia del riposo che del divertimento che ogni turista può e deve ottenere da uno stabilimento balneare e proprio la costante presenza di varie generazioni di clienti nel proseguio degli anni ha reso più che evidente che questo “modo di fare” è ben recepito da quanti l’hanno provato.
Dal 2008 Roberto è affiancato per la parte ludica di animazione da una delle sue nipoti, Patrizia, che può forse essere considerata per ora una  delle possibilità di continuità della famiglia Betti nel proseguire il lavoro dello stabilimento balneare che Pietro ha iniziato tanto tempo fa.

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